
Vita da Camper 2026: la guida pratica tra chilometri, watt e realtà
23 Febbraio, 2026Mettiamoci comodi (visto che nelle piazze non ci fanno più stare): è arrivato il momento di scoperchiare il vaso di Pandora di un’ipocrisia tutta italiana, quella di un paese che si vanta di essere la “culla della bellezza” ma che tratta chi la bellezza vuole scoprirla su quattro ruote come un paria, un abusivo, o peggio, un invisibile.
Noi di Assocamperisti Due Poli non abbiamo mai amato i giri di parole: e oggi, le parole, vogliamo usarle come pietre.
La farsa delle ordinanze “creative”
Avete presente quei cartelli che spuntano come funghi all’ingresso dei borghi? Quelli con il disegno del camper e una sbarra rossa, spesso posizionati con una fantasia giuridica che rasenta il ridicolo: sindaci e amministratori locali si ergono a sceriffi del decoro urbano, ignorando deliberatamente l’Articolo 185 del Codice della Strada.
Lo ricordiamo a chi ha la memoria corta: la sosta delle autocaravan non costituisce campeggio se il veicolo poggia solo sulle ruote. Eppure, veniamo cacciati da parcheggi semivuoti in nome di una “sicurezza” che profuma tanto di discriminazione. Il sospetto è atroce: non è che dietro questi divieti si nasconda la lobby dei campeggi-lager o degli albergatori locali, terrorizzati dall’idea che qualcuno possa godersi un tramonto senza pagare il pizzo di una camera con vista?
Il bancomat delle multe
Mentre i centri storici cadono a pezzi e la microcriminalità dilaga, le polizie locali sembrano avere un unico obiettivo prioritario: il camperista che ha osato sporgere lo scalino di dieci centimetri o che ha lasciato l’oblò aperto per non soffocare. Siamo diventati il bancomat facile delle amministrazioni comunali: siamo turisti che non chiedono servizi di lusso, ma che pagano tasse altissime su mezzi che spesso restano fermi per mesi.
La realtà dei fatti è molto diversa dalla narrazione ufficiale: chi viaggia in camper ama il territorio, mentre chi ci governa spesso lo svende. Non siamo noi a inquinare; l’impatto ambientale di un camper è infinitamente inferiore a quello di un resort climatizzato costruito sul demanio.
La nota del Presidente: “Basta con il razzismo stradale”
In merito alla crescente ondata di divieti illegittimi che sta colpendo la nostra categoria, il Presidente di Assocamperisti Due Poli, Alessandro Giarrizzo, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Siamo stanchi di essere trattati come cittadini di serie b da amministrazioni locali che ignorano volutamente il codice della strada per assecondare lobby locali o pregiudizi medievali.
Il camperista non è un nomade abusivo, ma un turista consapevole che investe risorse, tempo e passione nel territorio. Eppure, ci troviamo davanti a una vera e propria forma di ‘razzismo stradale’: cartelli installati senza ordinanza, sbarre limitatrici di altezza che sembrano ghigliottine per la nostra libertà e aree di sosta che somigliano a ghetti polverosi lontano da ogni servizio.
Come Assocamperisti Due Poli, sotto la mia presidenza, non staremo a guardare mentre il diritto alla mobilità viene calpestato. Mapperemo ogni abuso, segnaleremo ogni cartello ‘fantasia’ alle autorità competenti e, se necessario, porteremo le amministrazioni davanti ai tribunali amministrativi.
La nostra associazione non nasce per fare salotto, ma per difendere la dignità di chi viaggia. Se un comune decide di chiudere le porte ai camper, deve sapere che sta chiudendo le porte a una risorsa economica e umana fondamentale: e noi faremo in modo che ogni camperista d’Italia sappia dove non è il benvenuto. La strada è di tutti, e la legge è uguale per tutti: è ora che anche certi sindaci inizino a studiarla.”
Non siamo ospiti, siamo cittadini (in movimento)
Basta con questo atteggiamento di “concessione”: non ci state facendo un favore permettendoci di parcheggiare. Noi siamo cittadini che esercitano il proprio diritto alla mobilità. Assocamperisti Due Poli dice basta alla ghettizzazione: se un’auto può sostare, può farlo anche un camper delle stesse dimensioni. Ogni divieto che non sia motivato da reali ragioni tecniche è un abuso.
L’Italia è un paese meraviglioso, peccato sia gestito, in molti casi, da chi vede il turismo come un limone da spremere e non come una risorsa da accogliere. Se volete i nostri soldi, dovete volere anche i nostri mezzi. Se volete il nostro passaggio, dovete offrirci dignità. Fino ad allora, continueremo a denunciare ogni sopruso e ogni borgo che decide di chiuderci le porte in faccia.
La strada è lunga, ma noi abbiamo il serbatoio pieno.
E voi, quale “comune sceriffo” avete incontrato nell’ultimo viaggio? Segnalateci nei commenti le zone dove la sosta è diventata un miraggio: la vostra voce è la nostra forza.






